Il lutto: un ricordo che svanisce ma rimane eterno nell’anima
Sigmund Freud (1955) considerava l’elaborazione del lutto non solo come una risposta alla perdita di una persona amata, ma anche come un processo attraverso cui siamo chiamati a rielaborare valori, ideali e ricordi condivisi con l’Altro.

Le fasi che conducono all’accettazione del lutto
Secondo Elisabeth Kübler-Ross (1986) esistono alcune fasi per elaborare un lutto che non necessariamente seguono un ordine preciso, possono sovrapporsi, ripresentarsi o avere durata variabile da persona a persona.
- Fase della negazione e del rifiuto: spesso si manifesta subito dopo aver appreso la notizia. In questa prima fase possono emergere sentimenti di incredulità, di shock, di irrequietezza, dove si può pensare che ci sia un errore di informazione o di diagnosi.
- Fase della collera: il soggetto inizia a porsi domande come <<perché proprio a me?>>, <<cos’ho fatto di male?>>. Inoltre, sperimenta un senso di rabbia molto intenso che può essere indirizzato verso sé stesso o verso gli altri.
- Patteggiamento: in questa fase la collera si riduce e si tenta di conferire alla situazione una causa razionale e priva di colpe.
- Fase depressiva: è caratterizzata da anedonia e disinteresse verso oggetti e persone.
- Accettazione: è la fase in cui si assimila l’assenza e si riesce a creare un confine con il passato. L’immagine dell’altro è ben mentalizzata e la persona può far fronte ai ricordi senza che essi interferiscano con il benessere futuro.
Dal punto di vista psicologico, un lutto può dirsi concluso quando la perdita viene integrata e collocata nel passato, la persona riesce ad accedere ai ricordi senza però rinunciare al proprio presente e alla progettazione del proprio futuro (Sbatella, 2013).
Come superare il lutto?
Il lutto richiede tempo per essere elaborato completamente. Pertanto, è giusto conferire alla propria sofferenza il tempo necessario, evitando di accelerare i tempi. Rimanere nella sofferenza non è semplice ed è comprensivo volerne uscire il più in fretta possibile, tuttavia, è qualcosa che deve avere il suo corso. Affrontare una perdita significa rivivere momenti insieme ad una persona, mentalizzare la sua assenza, ristabilire una routine, creare nuovi punti di riferimento e riuscire a collocare la perdita in un momento passato che possa essere rivisitato con malinconia ma senza dolore.
L’elaborazione del lutto è un processo naturale, ma se hai bisogno di confrontarti e di giungere ad una completa elaborazione ti consiglio di rivolgerti al un professionista che possa fornirti un aiuto concreto.
In alcuni casi il lutto può non essere accettato e può dominare ogni giornata, causando pensieri ripetitivi, flashback, rabbia, tristezza e anedonia. In questo caso è necessario un supporto psicologico che possa supportarti emotivamente e che possa aiutarti a sciogliere i nodi. Spesso, la difficoltà nell’elaborazione di un lutto dipende da traumi e sofferenze del passato: esse hanno bisogno di trovare uno spazio sicuro in cui poter emergere e in cui poter trovare serenità.

Il lutto irrisolto: un dolore che rimane vivido
Non sempre è possibile giungere alla completa accettazione, tuttavia, non accettare a pieno una perdita comporta uno stallo nel presente che limita il benessere di chi affronta il lutto. Se non si giunge all’accettazione entro un anno dall’accaduto è possibile parlare di lutto complicato (o lutto non risolto). Questo si manifesta attraverso pensieri ricorrenti e intrusivi circa l’assenza della persona deceduta, rabbia, amarezza e tendenza all’evitamento dei ricordi associati al dolore della perdita (APA, 2014). I soggetti che provano questi sentimenti pensano che la loro vita sia conclusa e temono di essere accompagnati dal dolore per sempre. Si può pensare che gioia, felicità ed entusiasmo siano atti di tradimento nei confronti del defunto.
Al fine di superare questo periodo critico occorre significare, ossia attribuire nuovi significati all’esperienza per poter ricreare una coesione del sé ed un proseguo naturale della propria narrazione di vita.
