
Come si forma il trauma?
Il trauma rappresenta un binomio tra un evento e l’emozione provata durante quella circostanza. L’unica emozione associata al trauma è la paura, tale per cui solo un evento che ha minacciato l’integrità della persona, direttamente o indirettamente, può dar vita ad esso. La teoria della Doppia via di Joseph LeDoux (1996) descrive come il nostro cervello reagisca alle emozioni e, soprattutto, alla paura. Di fronte ad uno stimolo il nostro cervello può attivare due vie:
- la via lenta: se lo stimolo non viene percepito come pericoloso dal talamo passa, dapprima, attraverso la corteccia cerebrale e poi all’amigdala. Questa via è utilizzata quando un evento non è percepito come pauroso e non occorre agire in maniera tempestiva.
- La via bassa o breve: lo stimolo percepito dall’ambiente esterno viene trasmesso ai nuclei talamici, che inviano l’informazione processata direttamente all’amigdala. Questa via si attiva in situazioni di pericolo, permettendo una risposta immediata. L’attivazione dell’amigdala modifica l’omeostasi corporea, attivando il meccanismo di attacco o fuga (ad esempio, accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna, ecc.).
Cos’è il disturbo post traumatico da stress?
l DSM-V (2015) definisce il disturbo da stress post-traumatico come un disagio psichico conseguente all’esposizione di una morte reale o di una minaccia vissuta in prima persona o da spettatore che si sia verificata una o più volte. Al fine di diagnosticare questo disturbo occorre valutare la presenza di:
- sintomi di intrusivi: possono esse ricordi ricorrenti, flash back o incubi notturni connessi all’evento traumatico;
- sintomi di evitamento: riguardano l’evitamento di situazioni, ricordi pensieri, sentimenti e persone associate all’evento
- iperarousal: ossia un’iperattivazione corporea anche in situazioni apparentemente tranquille;
- alterazioni negative: comprendono l’amnesia dissociativa, le convinzioni erronee su sé stessi, i pensieri distorti con annesso senso di colpa e incapacità di sperimentare emozioni positive.
Al fine di emettere diagnosi, i sintomi devono perdurare da minimo 3 mesi; se i sintomi perdurano dai 3 giorni a 1 mese si parla invece di disturbo da stress acuto.
Trauma o disturbo post traumatico da stress
Tra il trauma e il disturbo post traumatico da stress vi sono alcune differenze. Infatti, è doveroso distinguere i piccoli traumi dai grandi traumi. Di fronte ad un piccolo trauma, l’individuo può adottare delle risorse interne per sopportare la paura e la sofferenza dell’evento, nei grandi traumi è stata minacciata l’integrità psicofisica della persona e l’individuo rivive costantemente la medesima sofferenza.
La diagnosi deve essere effettuata da uno specialista che possa aiutarti a gestire il trauma e la sofferenza che questo ti causa. Se sospetti di aver subito un trauma rivolgiti ad uno specialista. Per iniziare a scoprire qualcosa in più su di te ti propongo 3 domande; ti ricordo che esse non determinano una diagnosi.
L’evento che ho vissuto è ancora vivido e causa in me le stesse emozioni?
Mi sento costantemente in allerta e vigile oppure ho dei pensieri intrusivi o flashback?
Evito posti o persone coinvolte nell’evento?
Come affrontare il trauma e il disturbo post traumatico
Il percorso riabilitativo comprende il supporto psicologico che talvolta può essere accompagnato anche da un supporto farmacologico, previa valutazione da parte di uno specialista.
Le terapie maggiormente usate nei casi di PTSD sono:

La terapia di esposizione prolungata
La terapia di esposizione prolungata (Prolonged Exposure Therapy, PE): è stata ideata da Edna Foa (Foa et al, 2007) e prevede dalle 10-14 sedute da 90 minuti ciascuna. Questa terapia comprende alcuni moduli: rivisitazione ripetuta dei ricordi del trauma (esposizione immaginale), esposizione ripetuta a situazioni evitate (esposizione in vivo), homework e riqualificazione respiratoria. La PE ha il compito di far rivivere il trauma al paziente nel qui ed ora al fine di poter elaborare emotivamente ciò che è accaduto. La riqualificazione della respirazione invece è una tecnica che mira a ridurre l’eccitazione fisiologica concentrandosi sulla respirazione lenta, ritmica e rilassata. Questa abilità viene insegnata nelle prime fasi del trattamento della PE perché è uno strumento che i pazienti possono utilizzare immediatamente per alleviare i sintomi dell’ansia.
La terapia di elaborazione cognitiva
La terapia di elaborazione cognitiva (Cognitive Processing Therapy, CPT): agisce sulla paura del paziente andando ad analizzare le credenze erronee circa l’evento traumatico (Montanaro, 2019). Gli obiettivi della CPT sono principalmente due: modificare pensieri, opinioni, regole e credenze profonde affinché diventino più realistiche e funzionali ed evitare l’evitamento di situazioni che potrebbero rievocare alla memoria l’accaduto (Schwartz, 2016). Per questo la CPT prevede il ritorno sul luogo dell’evento e la rievocazione di suoni, odori, elementi visivi, pensieri ed emozioni. La CPT centrata sul trauma ha prodotto degli effetti comparabili a quelli ottenuti con l’utilizzo della tecnica EMDR (Shapiro, 2012).
L’EMDR
l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing): rappresenta lo strumento maggiormente utilizzato in questi anni. L’EMDR (o Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una tecnica di desensibilizzazione e di rielaborazione attraverso i movimenti oculari (Hackenthal, 1990). Questa è molto usata nei soggetti che hanno subito gravi traumi e che manifestano sintomi riconducibili al disturbo da stress post-traumatico. Inoltre, è stata validata dall’American Psychological Association, dall’American Psychiatric Association, dall’International Society for Traumatic Stress Studies e dal Ministero della salute italiana. Durante l’EMDR il paziente si focalizza sul ricordo di un’esperienza mentre innesca rapidi movimenti oculari destra/sinistra o alcuni movimenti atti a desensibilizzare la componente emotiva annessa al ricordo traumatico. Attraverso alcune sedute i ricordi vengono completamente desensibilizzati, riducendo nel paziente i pensieri intrusivi e le emozioni ricondotte all’evento traumatico.
